Colpa ed Effetto Alone, facciamo un gioco?

Si narra che in una tribù indigena quando una persona commette un errore, anziché metterla in punizione, i membri si riuniscono per ricordarle tutte le cose belle che ha fatto e tutti i suoi aspetti migliori. Non so se sia vero, ma lo trovo molto umano, ed estrememamente potente: non lasciare da solo qualcuno in preda al senso di colpa o alla rabbia, ma ricordare che può scegliere chi essere. Una persona che ha sbagliato può sempre rimediare, ma quando non vede altro che la colpa, non vede via di uscita, e potrebbe continuare a farsi del male, a fare del male, per pura ignoranza. Talvolta ci aspettiamo che gli altri infatti ci rincuorino, che ci dicano che siamo "okay", ma quando siamo noi i primi a pensare male di noi stessi, notiamo solo le critiche e i complimenti non ci bastano mai, facendoci così entrare in un circolo vizioso di disapprovazione e compiacimento, fino a scegliere inconsapevolmente, in alcuni casi, persone e situazioni in grado di confermare il nostro senso di colpa e il bisogno inconscio di mortificazione.
Queste righe di oggi non mirano a farci diventare i consolatori degli altri, bensì ad amare noi stessi, oggi un po' di più. Quella persona da non lasciare sola nel senso di colpa, nella rabbia, nel fallimento, per oggi siamo noi stessi. Il modo con il quale ci si vede e ci si relaziona con se stessi, determina le nostre azioni; le parole che rivogliamo a noi stessi non cadono nel vuoto, ma si insinuano nelle pieghe delle nostre relazioni e delle nostre reazioni.
Ci sono due meccanismi importanti (bias cognitivi) che concorrono affinché dei pensieri passeggeri diventino condanne interiori. Uno é detto Effetto Alone, ossia prendiamo una caratteristica di una persona, di una situazione o di noi stessi, e la spalmiamo su tutto, in base alle credenze che abbiamo. Ad esempio, quando qualcuno si mostra gentile allora é necessariamente intelligente, comprensivo, competente, etc. Un aspetto di questi viene trasferito anche ad altre capacità, competenze e settori, senza un vero riscontro con i fatti. Questo meccanismo funziona anche in negativo e può attivarsi nella costruzione dell'opinione che abbiamo di noi stessi. Per tornare al tema iniziale, infatti, può accadere questo passaggio: "se ho fatto un errore, allora io sono una cattiva persona", "se ho fallito in qualcosa, allora io sono un completo fallimento". Quando questo automatismo si attiva, ci rende incapaci di circoscrivere le sensazioni e le opinioni ai soli fatti accaduti, e trasformiamo delle semplici valutazioni in giudizi, persino in condanne.
L'altro bias cognitivo, che spesso si accoppia all'Effetto Alone, é quello di selezionare, inconsapevolmente, tutte le informazioni nel contesto che diano ragione alla nostra opinione. Restando sempre nel tema di oggi, della colpa, della disistima, selezioniamo solo le opinioni negative, solo il ricordo degli errori commessi, solo quello che non riusciamo a fare, etc., scartando tutto il resto, anziché vederci nel nostro complesso. Mettiamo così in moto la "Profezia Autoavverantesi" che ci porta dritti a tanta sofferenza la quale, paradossalmente, ci spingerà ad uscire dal sonno.
É infatti possibile notare questi meccanismi nel momento in cui si sceglie di autosservarsi, di essere testimoni dei propri pensieri e dei propri impulsi. All'inizio ci si accorge solo dopo che il meccanismo é entrato in funzione in automatico, ma non passerà troppo tempo dal momento in cui avremo fatto della Presenza il nostro guaritore interiore. Essendo presenti, siamo in grado di alimentare o meno alcune forze dentro di noi. Nella Presenza, che nulla ha a che fare con il controllo e il giudizio, possiamo accogliere tutte le emozioni, lasciare che ci siano, prendendole per quelle che sono, movimenti, anziché farle diventare una opinione, uno stigma. Da questo stato di pace con se stessi e accettazione di ciò che é, é possibile poi fare delle riflessioni ed eventualmente agire.
Talvolta, soprattutto per chi ha appena cominciato a conoscersi o ha necessità di fare qualcosa di pratico per 'darsi una mossa', come Counsellor consiglio qualche esercizio ad hoc. Uno di essi segue nelle prossime righe, però vorrei fare una specifica. Questo gioco fa parte di un contesto di consapevolezza più ampio, dove la persona sta svolgendo un percorso interiore di rinascita o consolidamento. Quindi non si tratta di mettere la testa sotto la sabbia, o di fare spallucce davanti a degli "errori", ma di circoscrivere, di fare focus, evitando di spalmare e spammare una opinione a tutto il nostro intero Essere, imparando a notare, attraverso un piccolo impegno quotidiano, anche ciò che di bello c'é, in noi, nella Vita. Naturalmente in tutti noi ci sono zone d'ombra che vanno affrontate, ma può capitare di essere talmente stressati e identificati con esse, che può essere utile riprendere energie attraverso la meditazione, gli esercizi ed altre pratiche che ci riassestino prima, o nel mentre, ci adoperiamo ad intervenire sulle 'aree di miglioramento'. Amore e Presenza possono capovolgere il nostro sentire verso noi stessi e la Vita.

IL GIOCO
Ogni giorno per 3 giorni elenca tutto quello che di buono hai fatto nella giornata e in passato, gli aspetti che approvi di te, i motivi per cui ti stimi, i valori che apprezzi di te stesso, le capacità, i talenti. Scrivi almeno 10 punti ogni giorno, per un totale di minimo 30 aspetti.
Dopo questi 3 giorni, scegli alcuni tuoi familiari e o amici (almeno 3): per ciascuno di essi, su un foglio, elenca tutte le cose che ami di loro, dai gesti compiuti ad aspetti del carattere, dai modi di fare a parole di aiuto che ti hanno rivolto. Attenzione: ciò che scrivi deve corrispondere al tuo vero sentire, fallo sgorgare dal cuore. Non cercare di compiacere o di strumentalizzare il gioco per altri fini. Consegna a ciscuno di loro il foglio contenente almeno 10 aspetti che ami di loro e accogli ciò che ne viene. Datti il permesso di contribuire al benessere di qualcuno, e al contempo datti il permesso di ricevere: invita loro a ricambiare con te, a scrivere un elenco di 10 aspetti che apprezzano di te. E se lo desiderano, a loro volta possono fare lo stesso con i loro cari.

Un invito a fare alcune riflessioni durante e al termine del gioco:
Cosa é cambiato in questi giorni? É accaduto qualcosa di nuovo? Si é sbloccata una situazione? Hai ricevuto una sorpresa? Quali sensazioni o pensieri ha portato a galla questo gioco? Quali emozioni sono emerse? Quali resistenze hai provato? Hai preso nota di credenze? Come ti sei sentito e come ti senti?

Se non ti sei accorto di nulla, prova a portare questo esercizio avanti per sette giorni, ed ovviamente ad integrare con altro che ti sia utile a riappacificarti con la Vita. Inoltre, per acquisire una buona abitudine ci vorrebbero 21 giorni consecutivi di pratica, pertanto anche questo gioco va inserito in un contesto più ampio di lavoro interiore.

Un gioco, un esercizio o un percorso, non dovrebbero avere come fine quello di liberarci dalle nostre fragilità, bensì di integrarle, poiché la loro presenza ha un perché, ed é giusto che ci accompagnino finché occorre. L'intento più profondo dunque é di scoprire che "abbiamo una mente", e "non siamo la mente", e che pertanto siamo noi, in quanto Logos, a darle energia. Siamo noi i padroni di casa, lasciamo ai camerieri, ai cuochi e ai maggiordomi, i loro rispettivi compiti, ovvero permettiamo alla mente di operare come strumento e non di sostiruirsi alla nostra Coscienza.
Leggo su Facebook un gran lametarsi di come questo sia un grave momento per molti. Lo é, ma non tutto deve essere subìto. Per alcuni ci sono proprio fatti cogenti, come lutti e malattie; per altre persone, certi 'affondi' sono anche utili per operare i necessari cambiamenti; mentre per altri potrebbe trattarsi dell'Effetto Alone: spalmiamo un aspetto della vita su tutto, perdendo energia attraverso la lamentela e obnubilando noi stessi nel logorìo mentale. Questo gioco proposto può far bene all'autostima, ma può essere utilizzato anche per avere una visione reale, sana ed equilibrata della propria realtà.
Che ciascuno si nutra di ciò che lo avvicina allo scopo più alto.

Michela

Michela Ruffino
Counsellor Olistico (L.4/2013)*
Info Percorsi individuali: www.michelaruffino.com
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L'immagine é di Elena Zaharova che scrive poesie sulle foglie.

*Attenzione. Il Counselling con approccio olistico, i post e gli articoli, gli incontri di gruppo, le pratiche e gli esercizi proposti, non sostituiscono terapie o altri trattamenti medici. Michela Ruffino non è psicologa, nè piscoterapeuta, nè medico, nè psichiatra, pertanto non si occupa di situazioni con patologia riservate a tali figure professionali. Michela, all'interno di un periodo circoscritto, offre spunti di riflessione e strumenti per affrontare situazioni nel qui ed ora. Maggiori Info nella pagina Informativa del sito web www.michelaruffino.com